Alcune volte nella vita
occorre perdere la Via, per ritrovarla.
Spesso le indicazioni sono fari lampeggianti nella notte,
ma noi testardi, ottusi, chiusi nei nostri piccoli e
grandi dolori quotidiani, viaggiamo a testa bassa, li
ignoriamo.
Il buio sembra profondo ed insondabile, e la soluzione ai
nostri problemi nascosta in qualche anfratto.
Ma quando sembra di aver toccato il fondo si diventa
finalmente più attenti, gli occhi cominciano a schiudersi
perché si vuole tentare la risalita e comincia a non
esserci più spazio per la commiserazione. In questo
preciso istante la mano di un amico può essere davvero
importante, ma spesso non è sufficiente, perché la crisi
vissuta ci ha spinto verso il desiderio, verso la cerca
di un qualcosa di più profondo di quello che avevamo
prima, qualcosa che ci permetta finalmente di comprendere
cosa è veramente importante nella vita, o che perlomeno
ci aiuti a trovare un buon metodo di valutazione del
mondo che ci circonda.
"Quando l'allievo è pronto il maestro arriva" mi disse un
amico citando senz'altro una fonte decisamente più antica
di lui ma che io ignoro, e aveva ragione.
In questo modo il braccio teso di un amico e il mio
desiderio, mi hanno condotto da un maestro, e dai suoi
allievi. La sensazione è stata quella di entrare in una
nuova e per me strana forma di famiglia, in cui vige un
profondo rispetto per l'autorità e l'esperienza, il
rigore per le forme e la tradizione, unito ad una grande
gentilezza d'animo, da parte dei "capifamiglia" e di
tutti i loro "figli".
Per la prima volta mi sono sentita come la tessera di un
mosaico collocata nel suo giusto spazio, come se non
avessi aspettato altro.
Ciò non toglie che mi sia sentita anche altrettanto goffa
ed impacciata, ma non ho mai incrociato un sorriso di
scherno da parte di chi da anni calca il tatami.
"Tutti hanno iniziato da un primo passo" ha detto il
maestro durante una delle prime lezioni… io gli credo,
anche mi riesce davvero difficile immaginarlo mentre come
me si sistema i pantaloni che rischia di perdere per
strada!!!
La vita è proprio come il nostro tatami, sul quale
salgono delle persone, alcune le hai portate tu, altre
sono salite da sole, e tutte danzano: da sole, a coppie,
in gruppo.
A volte il loro ritmo si intreccia con il tuo, altre
volte invece non ci si incontra per lungo tempo, o
affatto.
In qualche caso le unioni sono brevi, fugaci, in altri
sono lunghe, articolate, e possono persino concludersi
con una caduta! Ma la lezione non si conclude lì, a quel
punto ti rialzi e cerchi di nuovo qualcuno con cui
imparare, e anche quando ti sembra che tutti siano già
impegnati, qualcuno, indulgente, ti si avvicina per
aiutarti.
Abbandonando la vena drammatica, aggiungerò che l'aikido
non rappresenta per me solo un'indicazione per una Via
con la "V" maiuscola, cioè quella seria ed importante su
cui non si scherza, l'Aikido è anche liberazione di
energia in sovrappiù accumulata durante una lunga
giornata di lavoro, è fatica fisica e sudore (certo, mai
quanto i praticanti del judo, però il nostro supporto lo
diamo anche noi!!!) ed è soprattutto gioia e
divertimento, condiviso con gli altri.
È la possibilità di mettersi in gioco ad ogni lezione
senza la paura di essere presi in giro perché dopo tre
cadute in avanti di fila vorresti vomitare anche la cena
dell'anno scorso, perché arrivi con il nodo dell'obi
fatto con la stessa tecnica che normalmente adoperi per
allacciarti le scarpe, perché non capisci una parola di
giapponese (riprovevole mancanza piuttosto diffusa tra la
popolazione italiana!), e perché quando ricevi un ordine
in giapponese appunto, di solito strabuzzi gli occhi per
quattro o cinque secondi e poi sei costretto ad ammettere
che non ti ricordi assolutamente a cosa ci si riferisce.
Essere una cintura bianca è questo e molto altro che non
ha senso raccontare perché bisogna provarlo di
persona.
