Una distesa di foglie.
Tutto intorno alberi di ciliegi in fiore, e al centro due guerrieri immobili.
Il lieve suono di due spade che vengono sguainate e che si incrociano scrutandosi, come si scrutano i due nemici: occhi negli occhi. I capelli che si muovono al leggero soffio del vento e i fiori di ciliegio che ondeggiano tranquilli sui loro rami.
Tutto tace.
Poi, un movimento impercettibile, ma allo stesso tempo, fondamentale. E' l'inizio.
I due avversari cominciano a muoversi, a combattere, entrambi con un solo obbiettivo: restare in vita. Le katane danzano al ritmo di una musica potente, fatta di cuori che battono forte e di respiri affannati. Il viso diventa rosso e la fronte imperlata di sudore mentre le lame di metallo si scontrano, si fermano un istante e riprendono a danzare. Poi arriva il primo colpo andato a segno.
Un lungo taglio su un braccio, brilla scarlatto alla luce del sole.
Chi ha colpito sogghigna soddisfatto, mentre l’altro si osserva la ferita.
Un urlo.
Un urlo di rabbia che riecheggia nella foresta, indicando che chi ha subito è più forte e più deciso di prima, e ora che è stato ferito il suo sguardo è ancora più traboccante d’odio.
Riattacca con più foga.
Un altro urlo.
Stavolta un urlo di dolore, e le parti si sono invertite. Colui che un attimo prima sorrideva malefico ora impallidisce: gli è stata trafitta una spalla.
L'avversario non ha pietà e non attende oltre. Lo colpisce al ventre e poi lo fa rotolare a terra.
AIAMHE'.
Una parola.
Una sola parola giapponese, pronunciata ad alta voce e accompagnata da un battito di mani e tutto svanisce.
Ti ritrovi a terra. Ti guardi intorno.
Le foglie che c’erano prima si sono trasformate in quadrati di gomma rossi e verdi, gli alberi di ciliegio nei tuoi compagni di allenamento. Il tuo kimono è bianco come la neve fresca e non riporta alcuna macchia scarlatta. La spada di metallo insanguinata che avevi in mano non c’è più. Al suo posto c’è un liscio ken di legno. Gli urli di rabbia e di dolore erano dei kiai. Tu sei tutto intero e l’allenamento di armi è terminato.
E durante il saluto anche l’ultimo petalo di ciliegio, rimasto impigliato nei capelli, si dissolve.
Valentina




