Fra i vari stili di Aikido praticati nel mondo, la Scuola Iwama è sicuramente classificabile come la più tradizionale.



Al Maestro Morihiro Saito, che ha ereditato questa Scuola direttamente dal Maestro fondatore Morihei Ueshiba, va riconosciuto il merito di aver tradotto i movimenti di quest'arte marziale così poliedrica in un linguaggio più comprensibile alla mentalità di stampo occidentale, abituata a non accontentarsi di eseguire senza comprendere le indicazioni dell'Insegnante.

Nella Scuola Iwama la dinamica delle tecniche di base è stata scomposta, come si fa in Fisica per il calcolo delle forze, nelle sue componenti e questo studio dei particolari nella forma, in effetti, non lascia molto spazio alla libera interpretazione del Praticante.

La dimostrazione della validità di questo metodo è che le tecniche di base diventano estremamente semplici, ma nell'esecuzione dei movimenti essenziali si ritrova il massimo di potenza e efficacia.

Educando così il corpo a muoversi verso determinate direzioni e ruotare di certi angoli prefissati per ogni singola tecnica, il Praticante impara a non pensare a ciò che sta facendo e soprattutto a non usare forza, e nello stesso tempo esercita la ricerca dell'equilibrio e di una concentrazione mentale appropriata.

Dall'esperienza di questa concentrazione nascono continuamente nuove esigenze, sia di conferma dell'efficacia sul piano fisico, e quindi sulla bontà dell'aspetto formale di questo modo di praticare, sia infine su un piano più sottile, di interrogazione interiore sulla necessità di ripetere costantemente questi movimenti.

Questa evoluzione fa maturare una nuova visione della forma, dello studio e via via agli occhi del Praticante si aprono nuovi orizzonti, sempre più vasti, sul significato dell'Aikido.

Man mano che si allarga questo panorama, si intravedono nuovi spazi in cui muovere il corpo e gradualmente il concetto di sfera dinamica prende forma e colore nella mente.

E' nella mente che si deve realizzare questo spazio tridimensionale e via via che questo spazio aumenta si scopre che il corpo è sempre presente, è semplicemente là dove la mente gli dà l'energia dinamica per muoversi.

Questo spazio interiore, dilatandosi, si riflette nello specchio dello spazio reale in cui il corpo opera.

Con il maturare di questa esperienza, si infrangono le barriere immaginarie imposte dalle posizioni con gli angoli prefissati e il corpo vince l'ostacolo che era in fondo soltanto dettato da se stesso.

Libertà di movimento e assoluta immobilità nella concentrazione sono le facce della stessa medaglia che è l'Aikido.

A livelli molto elevati le tecniche sono eseguibili senza il pregiudizio della forma e la perfetta armonia del corpo e della mente è al di sopra dello stile di qualsiasi Scuola.

A questi livelli si fa parte dell'Oceano del Ki, che è lo stile puro trovato dopo aver percorso la Via (Do).

La Via, anche se è soltanto il mezzo per raggiungere e non lo scopo dell'Aiki, non va comunque mai dimenticata.

Lo studio della forma di base va continuamente praticato, a certi livelli, per ricordare al corpo il suo limite fisico e deve essere insegnato esattamente come prescrive la tradizione.

Nel corso della pratica una fase molto delicata è la trasformazione che il Praticante vive nel passaggio dalla forma rigida di base, dettata dalla tradizione, all'elaborazione personale di uno stile.

Nella mutevolezza propria delle cose che ci circondano nel corso della vita, anche questo passaggio viene vissuto in modo del tutto personale.

Il Praticante, grazie alla propria struttura fisica muscolare, maturità, carattere, condizionamento socioculturale, vive questa esperienza creativa in modo unico e irripetibile.

Tutti questi fattori sono miscelati e amalgamati fra di loro a livello del tutto inconscio e da questa alchimia nasce un nuovo Aikido.

Per quanto questo Aikido possa essere indefinito nel suo stadio embrionale, esso è altrettanto valido quanto lo stile puro tradizionale, perché è frutto di una sua trasformazione-elaborazione.

In questo momento particolare, che prima o poi tutti i Praticanti incontrano sul loro cammino, e che solo con l'aiuto del proprio Maestro riescono a superare, spontaneamente sboccia nel corpo e nella mente, più o meno consapevolmente, un nuovo Aikido personale, la propria forma.

A volte penso che questa evoluzione sia paragonabile a un diamante, in cui la forma di base sia rappresentata dalla struttura rigida cristallina, naturale, sempre uguale a se stessa nel tempo.

Ma attraverso questa struttura rigida la luce viene incanalata e sprigionata verso l'esterno in tutte le direzioni dello spazio: la bellezza di un diamante è proprio la purezza della luce che è in grado di generare.

E immaginando l'armonia delle tecniche eseguite in libertà di movimento, mi piace pensare che anche queste siano piene della stessa luce vitale e uniforme che emana un diamante quando questo viene fatto ruotare sulla punta delle dita.

Con questa immagine, a volte penso che il mio compito di Maestro sia molto simile a quello dell'intagliatore di diamanti.

Come l'artigiano taglia attentamente il cristallo grezzo, nel rispetto della sua struttura, per fargli acquistare il massimo splendore, così anch'io come Maestro sulla Via devo rispettare la naturale tendenza dei miei allievi, e sgrossando il loro Aikido di base, farli sbocciare verso uno stile luminoso personale.

I miei allievi, per me, sono fiori di diamante.



Renato Visentini

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