Delle primissime cose che mi hanno colpito, anche solo visivamente, quando ho iniziato a praticare Aikido, le cadute sono state quelle che più mi hanno affascinato. Penso sia normale.

Andando avanti, scopriamo la profondità dei principi che muovono i movimenti del corpo di questa disciplina: il principio di ritorcere la forza dell'attaccante verso se stesso e l'ideale di pace che ne è alla base, il rapporto con l'universo e molti altri, importanti insegnamenti.

Tra questi, io sono stato affascinato dall'abilità di cadere.

Come ogni principio che muove i movimenti dell'aikidoka, anche questo ha applicazioni pratiche nella nostra vita quotidiana. Capita spesso nella nostra vita di trovarsi in situazioni in cui il nostro equilibrio viene a mancare; in quelle situazioni è normale cadere, succede a chiunque.

Ma è importante saper cadere bene, senza farsi male, per trovarsi di nuovo in piedi, pronti a iniziare di nuovo. Nell'essere
uke trovo che cadendo si impari ad avere un atteggiamento umile, ci si liberi della propria superbia, del proprio ego, per diventare veramente un tutt'uno con tori.

Un buon
uke, anche prima di cadere, non oppone resistenza inutile a tori, né tanto meno è un oggetto inerte da muovere come si vuole.

Un buon
uke permette a chi esegue la tecnica di muoversi con totale libertà e tranquillità d'animo, senza timori, senza paura di far male al compagno.

Ho praticato karate da bambino e mi sono sempre interessato alle arti marziali in generale. Da quel poco che ho potuto vedere, mi sembra che in nessun'altra disciplina ci sia un rapporto totale tra esecutore di una tecnica e chi la riceve come nell'aikido. Questo a mio avviso aiuta a sviluppare un atteggiamento di collaborazione nei confronti delle persone, applicabile tanto nel dojo quanto al suo esterno.

Sforzandomi di prestarmi alle tecniche altrui tenendo a mente quanto detto sopra, mi sembra che lentamente questo influenzi anche la mia pratica aikidoistica.

Come ho sentito più di una cintura nera affermare, un buon
uke è anche un buon tori, poiché impara a sentire con il proprio corpo (e non a vedere solo con gli occhi) QUALE sia la giusta esecuzione di una tecnica.

Spero pertanto di avere sempre questo atteggiamento; non solo quando mi alleno, ma anche dove è più difficile, nel mondo di tutti i giorni, dove questi principi di pace, amore e rispetto per il prossimo sono abbastanza ignorati.

E ringrazio il mio Maestro, tutti i dan e i kyu che mi hanno permesso di conoscere e capire tutto ciò, con le loro parole, con le loro tecniche e con la loro presenza umana.

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