Non ho mai voluto portare l'
hakama perchè non mi sono mai sentita all'altezza. Ho iniziato a metterla da I° kyu, praticamente obbligata. Il non portarla mi ha sempre protetta da quelle frasi, tanto temute: "questo è solo per le hakame" oppure "scegliete un'hakama" detta ai Kyu più bassi.
L'ho sempre veramente vissuta come una responsabilità enorme.

Poi è arrivato il momento di sostenere l'esame da I°
dan. Mi sono impegnata, e tanto, cosciente dei miei limiti, e, ripetendomi "diventerò solo un principiante", ho preso tutto il mio coraggio e ho sostenuto l'esame. Ho dato un bell'esame e sono stata e, ripensandoci, sono ancora oggi, profondamente fiera di me stessa.

Ora, per problemi personali, mi trovo a frequentare poco il dojo e a non fare allenamento con regolarità ma l'amore per la pratica e per l'aikido rimangono, così come l'affetto che mi lega ai compagni di
dojo.
Tutte le volte che salgo sul
tatami, continuo a sentire questa grande responsabilità nel portare l'hakama. Spesso il non ricordare le tecniche, i movimenti arrugginiti, la difficoltà a cadere nel modo giusto possono dare un senso di inadeguatezza insopportabile e l'hakama diventare un peso difficile da sostenere.

Ma poi ricordo che l'aikido non è solo tecnica (perchè se così fosse avrei mollato dopo il primo anno), non tutti hanno un fisico atletico o sono in grado di apprendere velocemente. E penso a quanto sono cambiata, cresciuta e migliorata come persona da quando pratico questa disciplina.

Quindi vado avanti, raccolgo ogni volta tutto il mio coraggio per non curarmi del giudizio altrui, e salgo sul tatami a testa alta, con grande umiltà, confidando che questo stesso spirito animi le persone con cui faccio allenamento, indipendentemente dal loro grado e dalle loro abilità.
Perchè questo è stato, per me, uno dei grandi insegnamenti dell'aikido.

Un I° dan "arrugginito"

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