Pratico Aikido dal 2003, quindi mi posso considerare una giovane principiante.
Ho sempre guardato con rispetto e ammirazione chi da molti anni pratica con assiduità e sacrificio questa arte marziale considerando queste figure come esempi da imitare, soprattutto nel seguire quei principi non scritti che regolano l'attività del dojo. Principi che derivano dalla cultura giapponese ma adattati alla realtà occidentale. Principi che fanno dell'Aikido un'arte disciplinata.

Ho sempre creduto nel rispetto del maestro e dei più anziani di grado, ma anche e soprattutto dei gradi più bassi, essendo loro la linfa che nutre la nostra scuola.

In particolare sono sempre stata affascinata dalla regola secondo cui tutti i gradi si rendono disponibili nel praticare Aikido anche con kyu molto bassi, dal momento che l'apprendimento avviene anche in questo modo. Mi è stato insegnato che non è "onorevole" rifiutare una richiesta, da chiunque arrivi, se rivolta con rispetto. Di solito la richiesta di lavorare insieme viene rivolta inchinandosi verso la persona con cui si vuole lavorare e ringranziandola anticipatamente (domo arigato, in giapponese) per la sua disponibilità.

Mi è capitato di recente di vedere rifiutata la mia richiesta da parte di un grado molto alto, durante una lezione di armi. La motivazione ... molto occidentale! Doveva lavorare con il suo compagno di armi usuale.
Devo ammettere di esserci rimasta molto male. Davvero non mi aspettavo questa risposta e soprattutto non me l'aspettavo dalla persona che me l'ha data. Devo anche aver assunto una ridicola espressione di incredulità!
Durante tutta la lezione ho pensato a quanto avvenuto e mi sono guardata intorno per vedere quello che stava accadendo su tutto il tatami.

Mi sono allora resa conto che le coppie che stavano lavorando erano sempre le stesse di tutte le altre volte che mi sono soffermata a guardare. Coppie fisse! Monogame!

Lezione dopo lezione. Mese dopo mese. Anno dopo anno ... come un vero matrimonio!

E più riflettevo più mi rendevo conto che questo atteggiamento era molto più evidente per i gradi più elevati.

A questo punto mi è venuto in mente il concetto di awase che ho spesso sentito durante le lezioni e mi sono domandata se avevo bene compreso il suo significato. Sono andata a cercarlo in internet e ho trovato:

AWASE = Mescolare.
Ma se awase significa mescolare, e se l'awase è uno degli obiettivi di un buon praticante di Aikido, come mai durante le lezioni di armi nessuno si mescola?
Un'altra definizione che ho trovato è la seguente:

AWASE = Unione. Dal verbo "Awaseru" unire, congiungere.
Allora mi devo ricredere! Unione è qualcosa di duraturo e una ricerca protratta nel tempo. Quindi è corretto che la pratica dell'Aikido si svolga sempre tra due persone che tendono alla ricerca dell'awase.
Ma trovo ancora una terza versione:

AWASE = Coordinazione, Armonizzazione.
E mi domando se l'armonia va intesa tra due persone o all'interno dell'intero gruppo.
Poi rifletto ancora e mi viene il dubbio su quale sia la differenza tra il lavoro con le armi e il tai jutsu. Per quale motivo durante le lezioni di tai jutsu si lavora tutti insieme, ci si mescola, mentre con le armi ci sono coppie che non si dividono mai? Sono forse due faccie della stessa medaglia o due obiettivi diversi e paralleli?

La mia conoscenza di questo mondo è molto limitata e pertanto credo di non riuscire a dare una risposta corretta a queste domande.

Mi chiedo (ma quante domande mi faccio?!?!) se le risposte verranno con la pratica oppure qualcuno può aiutarmi a trovare la giusta rotta in questo mare che è l'Aikido. So che sarebbe più giapponese abbassare lo sguardo e dirsi che quando sarò pronta le risposte verranno da me, ma cosa posso farci ... io sono nata in Italia e ci sono abitudini dure da contrastare.

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