Aikido.
Una lezione come altre, giusto in un dojo diverso dal nostro.
Dopo un po’ di riscaldamento e un po’ di tecniche di base mi ritrovo a praticare shi-o-nage con un compagno nuovo, anche se già intravisto in altri stage regionali.

Sarà la ruggine dell’estate o i miei pensieri ancora distratti da una giornata di lavoro pesante, ma questo shi-o-nage proprio non vuole entrare, o, meglio, proprio non mi riesce in modo soddisfacente.
E’ come se il compagno si ribellasse, come se non accompagnasse il mio movimento e ogni volta che da shomen scendo giù con le mani mi ritrovo il compagno “uscire” dalla mia spalla e cadere distante da me.
Al terzo
shi-o-nage il compagno si rialza e sbotta energicamente: “ehi basta eh! Così mi fai male!”. Adirato, quasi iroso, questo compagno mi comunica verbalmente e con toni bruschi che qualcosa non va.
Il maestro che presiede l’allenamento mi fa capire che dovrei aggiustare un po’ meglio l’angolo e completare il mezzo giro per trovarmi più in asse a perpendicolo sul compagno prima di scendere e finire il movimento. Spiegazione tecnica ineccepibile, ma il maestro aggiunge anche: “prima devi risolvere dentro di te, poi completare il movimento”.
Ecco allora che, come già capitato altre volte, mi colpisce in pieno l’eterno dilemma sul conflitto.

Nella mia vita lavorativa e anche nella mia vita privata mi trovo spesso in conflitto con le persone, ma da un po’ di tempo a questa parte mi sto accorgendo che qualcosa sta cambiando: l’Aikido negli ultimi tempi (anni) ha cominciato a farmi percepire un modo diverso di “reagire e di “concludere” un conflitto. “Forse”, ho cominciato a dirmi, “non sempre vincere è sinonimo di forza e perdere è sinonimo di remissività. Forse c’è un modo in cui entrambe le persone possono vincere, c’è un modo in cui si può evitare di andare in scontro e, invece, procedere nella costruzione di un dialogo e di un risultato comune, un po’ come l’allenamento di aikido in cui entrambe le parti (tori e uke) imparano, nonostante visti da fuori uno possa sembrare vincitore e l’altro sconfitto.
La finalità è imparare, per entrambi.
E il movimento è solamente un binario che ci guida verso questo concetto innovativo.”

Questa nuova visione, totalmente fuori dagli schemi classici della vita occidentale dove chi prevale è un vincente e chi recede è un perdente e dove in una coppia che litiga chi tiene il “muso” più a lungo è colui che dimostra di avere ragione e di difendere il proprio spazio vitale, è una visione che richiede un continuo assestamento del proprio io nei confronti dell’interlocutore.

Ora, l’assestamento del proprio io richiede una serie di condizioni affinché si produca correttamente:

• tranquillità di spirito
• distacco dai concetti vincere-perdere
• distacco dai concetti ho ragione-hai torto
• distacco dai concetti migliore-peggiore
• distacco dal concetto chiave dell’”obiettivo”


Molto spesso queste condizioni non si presentano, anzi, alcune volte ansie, tensioni, velocità e dinamismo del mondo moderno e stress ci conducono proprio verso il meccanismo classico dicotomico che abbiamo assimilato (chi più chi meno) fin dall’infanzia.

La Via dell’Aikido, a mio avviso, è realmente una scuola di pensiero che ci facilita questo percorso e ci insegna, tramite movimenti simbolici, a vedere soluzioni diverse ai problemi e soprattutto ai conflitti; anzi, a priori, ci insegna a interpretare e a giudicare diversamente il conflitto.

Sicuramente questo modo di pensare e agire crea in interlocutori non praticanti Aikido sconcerto, sgomento, alcune volte sorrisi quasi di compatimento, altre volte perplessità, ma, e mi sembra di poterlo dire serenamente, non ha mai acuito nell’interlocutore il sentimento di aggressività che ha dato origine allo scontro.

Non so perché capiti questo.

Forse perché il nostro interlocutore ha la sensazione profonda che il nostro “bizzarro” comportamento sia privo di sarcasmo e malizia e al contrario tragga spunto da un reale interessamento nei suoi confronti.




p.s. a fine lezione, dopo la doccia, chissà perché il compagno ha sentito il bisogno di cercare un dialogo e quasi “scusarsi” del suo scatto di irascibilità durante l’allenamento. Potere dello
shi-o-nage?









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