
L'ampio e luminoso dojo ronchese ha permesso ai molti aikidoka - e non solo - convenuti da tutta la regione e da Torino di trovare l'adeguato spazio di pratica accanto ai già numerosi allievi del M° Claudio Benedetti, III dan FESIK, responsabile tecnico del corso di aikido a Ronchi.
Il programma dell'incontro si è articolato in due giornate ripartite a loro volta in due sessioni, in modo da alternare equilibratamente lo studio delle tecniche del tai jutsu a quello delle tecniche di aiki jo e aiki ken, come prescritto dai canoni didattici della scuola di Iwama. Nella prima sessione di aiki ken, dopo aver analizzato i movimenti fondamentali (suburi) della spada dell'aikido, si è affrontato lo studio di alcune delle molte forme di armonizzazione (awase) con relative varianti tachi dori, ovvero di appropriamento difensivo della spada del partner. Fin dai primi minuti di attività il Maestro Visentini ha puntualmente sottolineato come, nella scuola di Iwama, sia importante se non fondamentale l'applicazione del concetto di riai, secondo il quale la pratica delle armi e quella a mani nude devono necessariamente compenetrarsi, vincolandosi positivamente a vicenda. Non per nulla O Sensei Morihei Ueshiba, il fondatore dell'aikido, ricordava sempre ai suoi allievi di praticare tai jutsu come se praticassero buki waza e viceversa.
Su questo filo conduttore è proseguita la seconda sessione che in numerose tecniche a mani nude ha riproposto principi studiati nella precedente lezione di spada : si sono effettuate numerose tecniche di blocco, katame waza, e di proiezione, nage waza.
La seconda giornata è iniziata con un allenamento mattutino. "Nulla di meglio per iniziare la giornata!", hanno commentato, pur reduci dalla lauta e festosa cena carsolina della serata precedente, numerosi dei presenti sul tatami per la lezione di Aiki Jo che, dopo aver esaminato gli immancabili fondamentali suburi, ha proposto delle interessanti tecniche jo mochi nage, ovvero di proiezione, o blocco, del partner che vi afferra il bastone. Si sono così potute puntualizzare delle caratteristiche salienti di principi quali kote mawashi nikyo, torsione interna del polso, kote gaeshi, torsione esterna del polso con proiezione, e shiho nage, proiezione in quattro direzioni. Le medesime tecniche sono state riprese nella seguente e ultima sessione di tai jutsu che ha affrontato anche delle applicazioni di hanmihandachi waza (chi attacca, uke, è in piedi e chi fa la tecnica, tori, si difende dalla posizione inginocchiata seiza) e kokyu nage (proiezione respiratoria).

Il seminario, si può ben dire, ha lasciato soddisfatti tutti i praticanti presenti, a prescindere dal loro grado e dalla loro esperienza, essendo state affrontate sia le tecniche basilari in forma kihon di studio, sia alcune applicazioni avanzate in forma dinamica ki no nagare. Ma il tutto non si è limitato esclusivamente ad una questione tecnica. Il Maestro Visentini, infatti, ha stimolato tutti i presenti anche su questioni di diversa portata : ha parlato innanzitutto del già citato riai, vero e proprio leitmotiv del raduno, e si è soffermato anche sul problema dell'efficacia delle tecniche. Spesso infatti i praticanti, di fronte alle proprie esecuzioni palesemente poco veritiere e marziali, confidano in una sperata efficacia dinamica delle medesime tecniche in situazioni reali. Il Maestro ha invece esortato i presenti ad abbandonare tali illusioni e ricercare sempre e comunque la funzionalità delle proprie esecuzioni, ricordando, nel contempo, come l'aikido non debba degenerare in un'attività sportiva o di mero combattimento di cui, peraltro, non ha le caratteristiche. Altro punto su cui il docente federale della FESIK ha insistito a lungo è quello della condizione di disciplina marziale dell'aikido, in particolare di quello della scuola di Iwama : l'aikido, ha ricordato Visentini, non è nè una ginnastica respiratoria, nè una sorta di danza marziale, né un metodo di autodifesa. Al contrario la via indicataci dal Fondatore è una pratica marziale che guarda, tramite una rigorosa disciplina del corpo e dello spirito, ad un miglioramento della persona, del carattere e del fisico. Parafrasando Morihei Ueshiba, noi non pratichiamo il tai jutsu per ribaltare le persone, né aiki ken per tagliarle o aiki jo per bastonarle, bensì pratichiamo aikido per ottenere una mente che sia al servizio della pace per tutti gli esseri nel mondo.
Prima di congedarsi, il Maestro Visentini ha esortato i principianti a perseverare nello studio approfondito della tecnica, mentre ha spinto coloro i quali hanno già compreso quanto l'aikido faccia parte della loro vita, a non tralasciare lo studio di tutti quegli aspetti culturali e tradizionali che fanno della nostra disciplina un vero budo.
Lo stage si è concluso con soddisfazione per il Maestro Renato Visentini, per il Maestro Claudio Benedetti, per i responsabili della Polisportiva Long Hai - Budo Sei Shin e per tutti i partecipanti che si sono salutati con la speranza di rincontrarsi presto sullo stesso spazioso, elegante tatami.
Enrico Neami.
