
Questo movimento armonico pulsa sullo stesso asse della spinta originale ed illumina, quale propulsore di quest'onda, la figura del maestro.
Del proprio insegnante ognuno di noi ha una considerazione che sconfina quasi nella leggenda.
E' una sorta di necessità ringraziare pubblicamente il proprio insegnante che con la sua spinta dischiude davanti a noi un nuovo mondo interiore.
L'Aikido è un mondo nuovo, rivelatomi circa venti anni fa dall'entusiasmo e dalla verità di un uomo, padre spirituale di quest'arte bisognosa di essere risvegliata ad una marzialità e restituita ai suoi valori più autentici.
Un uomo entusiasta e sorridente, persino di fronte alla morte, che non si è risparmiato di girare l'Italia per diffondere sul tatami l'armonia della verità.
Quanti hanno assistito ai suoi stage ricorderanno la fluidità dei movimenti dipanare la fitta selva di dubbi e fare apparire la lucida visione del vero Do, la Via, da seguire.
Via che ancora oggi seguo ed insegno nel mio dojo.
Attualmente Filippini non insegna più l'Aikido.
Gravi motivi di salute, legati anche al recente episodio di infarto avvenuto nella scorsa estate, hanno accentuato alcune scelte parzialmente abbracciate negli ultimi anni.
L'età e la naturale evoluzione delle inclinazioni personali già avevano, infatti, fortemente contribuito a spostare il suo centro di interesse verso la pratica e l'insegnamento di altre discipline, confermando la sua natura di uomo entusiasta, fonte inesauribile di ricchezze da trasmettere alla gente, in mezzo alla gente.
Anche la sua storia recente è un esempio di grande forza d'animo.
La vicinanza della morte non ha turbato il suo spirito e il suo incrollabile desiderio di vivere ha fatto da eco al nostro stesso amore per la vita.
Ho realizzato in quel momento, per lui cruciale, consapevole di non poter fare assolutamente nulla davanti a quella lotta impari, la trasformazione che aveva cambiato il mio antico insegnante nell'uomo maestro di vita senza tempo.
Ora comprendo che le sue grandi doti erano e sono l'esatto complemento dei suoi difetti.
Se posso paragonare l'Aikido ad un suono inestinguibile, Filippini per me è il diapason con il quale si è accordata la sua armonia spirituale.
Sul tatami è stato il predicatore della tecnica sincera Ryai.
Voglio sottolineare che il metodo di insegnamento di Filippini era diverso da quello usuale dei grandi Maestri internazionali, generalmente molto parchi di spiegazioni.
Un modo nuovo di accompagnare la sincerità delle tecniche con una pioggia di parole destinate a stemperare la fatica del corpo; un insieme di movimenti semplici, eleganti, belli, regalati in cambio di un'unica cosa: grande impegno.
E grande impegno chiedo anche agli allievi che da alcuni anni chiamano me Maestro.
Ma grazie a Filippini, ho sentito dentro di me mutare il significato di questa parola.
Ho realizzato la consapevolezza che quell'uomo che tanto mi ha legato sul piano fisico con le sue tecniche, tanto mi ha reso libero spiritualmente.
E senza nulla in cambio.
Lì è scomparso ogni difetto, l'uomo che prima era apparentemente solo un insegnante tecnico, ora è un Maestro di vita.




